Sito web aziendale: 7 errori che fanno perdere richieste

  • Alberto FranchiAlberto Franchi
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  • Sviluppo web
Sito web aziendale: 7 errori che fanno perdere richieste

Un sito web aziendale può essere online da anni e non portare una sola richiesta. Di solito non è sfortuna: dietro ci sono errori precisi, che si riconoscono e si correggono. Ecco i sette che incontriamo più spesso quando guardiamo un sito che non lavora.

Il sito è lento da telefono

Chi apre il sito da smartphone e aspetta troppo, se ne va. Google misura la velocità con i Core Web Vitals, tre indicatori che si leggono così: il contenuto principale dovrebbe comparire in meno di 2,5 secondi, il sito dovrebbe rispondere a un tocco in meno di 200 millisecondi e gli elementi non dovrebbero saltare mentre la pagina si carica.

Immagini enormi, plugin inutili e hosting economico sono i colpevoli più frequenti. Si misura in pochi minuti con PageSpeed Insights, lo strumento gratuito di Google: inserisci l’indirizzo del sito e leggi il risultato per la versione mobile. Quasi sempre si migliora, e spesso con interventi piccoli come ridimensionare le immagini prima di caricarle.

Una pagina lenta pesa anche sulla SEO, perché Google tiene conto della velocità. Per questo la prima cosa che controlliamo, quando analizziamo un sito, è proprio il tempo di caricamento da telefono.

Sul telefono è scomodo da usare

Apri il tuo sito dallo smartphone e prova a fare quello che farebbe un cliente: capire cosa vendi, leggere un testo, chiamare. Pulsanti troppo piccoli, testi da ingrandire e menu che non si chiudono sono segnali chiari. Noi progettiamo partendo dal telefono, perché è da lì che molti clienti arrivano.

La strada verso il contatto non è chiara

Telefono nascosto in fondo, modulo con dodici campi, nessun invito a scrivere. Se il visitatore deve cercare come contattarti, spesso rinuncia.

La regola che seguiamo è che ogni pagina debba far capire cosa fare dopo. Sul sito di ERI Service, un’azienda B2B, il pulsante «Contattaci» sta nell’intestazione, visibile da subito. Per Ferde, che gestisce pratiche e certificazioni sugli immobili, abbiamo costruito moduli che guidano chi scrive a indicare esattamente quello che serve.

Il design è quello di un template

Un template comprato costa poco e si mette online in fretta. Ma è pensato per andare bene a tutti, quindi non parla di te. Per un sito che deve portare richieste, il template di solito non basta: struttura, testi e percorso del cliente vanno costruiti sul tuo modo di vendere.

Non è una regola assoluta. Per un progetto molto piccolo un template curato può essere un inizio onesto. Il problema nasce quando lo si scambia per una strategia.

Noi lavoriamo senza template e con design su misura, che il cliente approva prima dello sviluppo. Un esempio è Hotel Plank, un hotel nelle Dolomiti dove il sito è stato parte di un rebranding totale. Un altro è C.T. Safe, un sito corporate con una bacheca di annunci di lavoro: funzioni che un template standard difficilmente offre.

Nessuno lo trova su Google

Un sito bello ma invisibile non serve. La SEO tecnica, cioè velocità, struttura delle pagine e dati che aiutano Google a capire di cosa parli, andrebbe pensata dal primo giorno. Poi servono contenuti scritti per le ricerche reali dei clienti.

Se vuoi un punto di partenza, leggi da dove partire con la SEO per le PMI.

I contenuti sono vecchi o parlano solo di te

Testi che raccontano la storia dell’azienda ma non rispondono ai dubbi del cliente. Servizi descritti in due righe, notizie ferme a tre anni fa. Un sito aggiornato dà l’idea di un’azienda viva.

E va aggiornato senza dover chiamare lo sviluppatore ogni volta: per questo lasciamo un pannello per modificare i contenuti in autonomia. Per FenImprese Varese gli eventi sono gestiti con un tipo di contenuto dedicato, così il calendario si aggiorna da solo in pochi passaggi. Dominio e contenuti restano tuoi.

Privacy, cookie e sicurezza trascurati

Un banner dei cookie mancante o configurato male, un modulo senza antispam che si riempie di messaggi spazzatura, un sito senza certificato SSL che il browser segnala come non sicuro. Sono errori che tolgono fiducia a chi arriva.

Sulla parte legale del GDPR rivolgiti al tuo consulente o al commercialista. Noi curiamo la parte tecnica, dall’hosting con SSL ai backup, fino ai moduli protetti.

Ottimizzare o rifare il sito web aziendale?

Se i problemi sono velocità, contatti poco visibili e contenuti datati, spesso basta ottimizzare. Se il sito è costruito su una struttura che frena tutto, o su un template che non puoi adattare, rifarlo costa meno che rincorrerlo.

Per capirlo guardiamo il sito com’è oggi, senza partire dal preventivo. Quando il sito va rifatto, il nostro lavoro di sviluppo web segue cinque passi: obiettivi, struttura, design su misura da approvare prima dello sviluppo, sviluppo e test, lancio e assistenza.

Un sito vetrina va online in poche settimane dal primo incontro, se i contenuti arrivano puntuali. Dalla tua parte servono un referente che decide, logo, foto, testi e accessi a dominio, Analytics e Search Console.

Domande frequenti

Dipende da pagine, funzioni e contenuti, e non esiste un prezzo uguale per tutti. Dopo l’analisi gratuita ti mandiamo un preventivo voce per voce.

Un sito vetrina va online in poche settimane dal primo incontro, se i contenuti arrivano puntuali. Dipende molto da quanto in fretta ci mandi testi, foto e riscontri.

Sì. Ti lasciamo un pannello per modificare i contenuti in autonomia, e dominio e contenuti restano tuoi.

Non da solo. Contano velocità, chiarezza del contatto e il fatto che chi cerca ti trovi. Il design aiuta quando sostiene questi tre punti.

Vuoi sapere quanti di questi errori ha il tuo sito? Con l’analisi gratuita di 30 minuti, senza impegno, guardiamo insieme sito, posizionamenti e concorrenti.

Alberto Franchi

Scritto da

Alberto Franchi

Fondatore di mdw creative e web developer dal 2018: progetta e sviluppa siti ed e-commerce su misura per PMI e professionisti, con attenzione a prestazioni e sicurezza. In Azienda Smart segue la parte tecnica, dallo sviluppo all'hosting, dalle automazioni al GDPR.

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